L’emergenza che si sta consumando all’Isola del Giglio – in pieno Santuario dei Cetacei – in seguito all’ormai “noto caso” della nave da Crociera Costa Concordia, ripropone all’opinione pubblica, ai tecnici, alle istituzioni e alle associazioni ambientaliste, la questione dei gravi rischi causati dall’avvicinamento alla costa dei “grandi traghetti”.
In molti in questi giorni hanno detto la loro: giornalisti, politici, rappresentati dello Stato, addetti ai lavori e non ultimi i cittadini italiani, particolarmente sconvolti per l’accaduto.
Nonostante non sia facile fare una stima reale dei danni, un dato certo è che la nave (la Concordia) contiene migliaia di tonnellate di carburante (circa 2.400) e, forse, elevate quantità di altre sostanze pericolose come ad esempio lubrificanti e vernici.
Cosa fare?
In primis sarebbe necessario attuare con urgenza un piano per lo svuotamento delle cisterne di combustibile petrolifero e in un secondo momento la rimozione dell’intera imbarcazione.
Il recente versamento di solo tre/quattrocento tonnellate di prodotto dal portacontainer RENA, in Nuova Zelanda, ha ucciso circa 20 mila uccelli marini e inquinato decine di chilometri di costa.
Lo svuotamento delle cisterne, dovrebbe essere avviato immediatamente, prima che il peggioramento delle condizioni meteo possa infliggere danni strutturali al relitto.
La dispersione del combustibile potrebbe colpire tutto l’Arcipelago Toscano e la costa.
Ancora una volta in un’area teoricamente protetta come il Santuario dei Cetacei non esiste alcuno strumento per bloccare una nave con carico pericoloso se è in corso una tempesta o impedire alle grandi navi di avvicinarsi pericolosamente alla costa.
Il parco marino, tra i più belli ed importanti del Mediterraneo, necessiterebbe di una gestione e di un sistema di prevenzione molto più efficace
(Fonte GreenReport)




